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L’Italia, un paese senza popolo?

“Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani” ma quali italiani? Dove sono gli italiani? Forse non sono mai esistiti. Certo c’è stato chi ci ha creduto, chi è morto per l’Italia e chi continua a morirci. A queste persone va tutto il rispetto e l’onore, indubbiamente, tuttavia il dono della loro vita, l’estremo sacrificio, non può certo cambiare il cuore e la sensibilità collettiva.

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La partenza da Quarto - Fonte Wikipedia

Sì, perché l’Italia è un paese strano con un’unità ottenuta in maniera tradizionale, con una guerra di invasione. Tutti noi, quando alle scuole elementari ci hanno parlato dei mille e di Garibaldi, eravamo tutti lì a tifare per lui, per quel geniaccio di Cavour e quando la maestra ha detto in maniera trionfale che “finalmente l’Italia era unita” noi tutti abbiamo provato un senso di orgoglio. La maestra aveva fatto bene il suo lavoro! Oggi come allora sembrava bastasse un’operazione di marketing, una campagna pubblicitaria per convincere tutti che il bene aveva vinto, che finalmente eravamo italiani, che il sud era stato liberato dall’oppressione borbonica, che quei bigotti chierici arroccati nelle loro cattedrali e che si occupavano più dei beni terreni che di quelli spirituali erano stati sconfitti e che finalmente eravamo tutti contenti…

Tutti? non proprio! I meridionali che nella loro enorme e storica ignoranza erano stati convinti a combattere contro i propri sovrani ben presto hanno capito di esser passati dalla padella alla brace e vedendosi toccati nel portafoglio, nella roba, ben presto hanno capito il raggiro e, a modo loro, si sono ribellati. Il brigantaggio, almeno sino all’avvento del fascismo appare sicuramente giustificabile.

In fin dei conti se si legge la storia, al di là della propaganda di chi vuol – giustamente  ormai – far nascere una sensibilità civica e nazionale, si scoprirà come l’Italia non è un paese nato dall’autodeterminazione di un popolo. Non c’è mai stata una rivoluzione italiana contro un oppressore.

declinoAncora oggi a distanza di poco più di un secolo e mezzo da quella sabauda guerra espansionistica, si crede ancora che basti il convincimento per creare nelle nuove generazioni quel senso di appartenenza che tutti i popoli dovrebbero avere. In realtà il nostro sistema scolastico riesce abbastanza bene nell’impresa. Tutto tempo perso. Ben presto si scopre infatti che:

  • Per pagare le tasse devo pagare qualcuno che mi dica quanto devo pagare
  • In un paese in cui si parla molto di disoccupazione, chiunque abbia una capacità o abilità e voglia entrare nel mercato si ritrova nei meandri di un sistema tributario che ben presto lo sfianca perché, senza garanzia di riuscita, si ritrova ad avere dei costi fissi a livello tributario in grado di scoraggiarlo. Per non parlare della necessità di un commercialista, al solito, per sapere come compilare quei dannatissimi moduli di dichiarazione. Chi vuol essere onesto è invogliato al lavoro nero.
  • La giustizia trova il tempo che trova perché non vi è alcuna certezza della pena per chi trasgredisce la legge.
  • Le risorse fondamentali – tipo l’acqua – vengono spesso privatizzate arricchendo pochi ed impoverendo molti.
  • Chi froda per milioni di euro con la propria finanza creativa – leggasi ad esempio Parmalat – può continuare a farlo tranquillamente.

E potremmo continuare all’infinito. Difficilmente ci si sentirà orgogliosi di questo andazzo, specialmente se si guarda ad altre nazioni dove tutto ciò è fantascienza.

vignetta-laurea

In una situazione del genere ognuno purtroppo pensa per se, a cominciare dai politici – non tutti spero… – e finendo con l’ultimo dei cittadini il quale, se non fa così, finirà ben presto schiacciato. Forse è il caso di dire che bisogna ancora fare l’Italia, prima di fare gli italiani al di là di quale inno nazionale vogliano cantare alle partite della nazionale.

Per approfondire: Wikipedia – Spedizione dei mille

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