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Linux, il Bug numero 1

Chi segue la scena informatica da più tempo ricorderà Steve Ballmer, ai tempi numero due di Microsoft che ad una developer conference si è esisbito in uno spettacolo umanamente inquietante ed imbarazzante, destinato a rimanere per sempre nella memoria di tutti! Per chi volesse rivedere quel momento, o capire a cosa ci stiamo riferendo, basta fare un giro sul tradizionale youtube. Il “povero” Ballmer nella sua totale assenza di pudore, sta promuovendo il suo sistema operativo avendo ben chiaro qual è la feature più importante: gli sviluppatori.

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La guerra degli OS... sembra lontana, ma poi non così tanto!

Ballmer grida “sviluppatori, sviluppatori”, ed ha ragione! Ciò che determina davvero l’utilizzabilità e l’importanza di un sistema operativo sono gli sviluppatori che, con le loro applicazioni, rendono un ammasso di ferraglia uno strumento utile  a qualcosa. Se si guarda alla storia dell’informatica, non è raro trovare casi in cui un sistema obsoleto, lento e talvolta instabile, venga utilizzato per via delle sue applicazioni. Tra gli esempi che possiamo ricordare vi è Mac Os 9, il così detto Classic, che praticamente invariato dal 1984 ha vissuto sino al 2000. Ancora più eclatante è l’utilizzo in ambiente bancario di Os2/Warp di IBM oppure ancora di Windows 3.11 su sistemi embedded delle compagnie aeree.

Le applicazioni che girano su di un sistema operativo lo rendono realmente utile ed utilizzabile oltre che popolare ed efficiente. La scelta di un sistema operativo piuttosto che un altro si determina in virtù delle applicazioni che vi girano, quelle che vengono chiamate in gergo killer application applicazioni, cioè che per la loro importanza ed essenzialità riescono a portare successo all’intera architettura su cui girano.

Fatta questa premessa, rientrando in tema, parliamo di Linux e del suo bug numero uno. Linux, il sistema operativo libero per eccellenza di cui tanto si parla negli ultimi tempi, è da considerarsi ormai abbastanza maturo per tutti gli usi: il supporto hardware è soddisfacente, la stabilità è uno dei suoi cavalli di battaglia, la semplicità di utilizzo grazie a distribuzioni come Ubuntu o Mandrake è garantita. Ciò che manca davvero sono appunto le killer application, cioè quelle applicazioni per cui Linux è essenziale. In realtà ne esistono alcune, tuttavia sono rivolte a sviluppatori, ingegneri e progettisti embedded. Per l’utente desktop oppure ancora per i designer ed i web developer, il nulla.

Sì, è vero, gimp è una gran bella applicazione, sofisticata e potente, ma ben pochi designer professionisti lasceranno l’accoppiata Photoshop+Illustrator per Gimp+Xara. Chi manca realmente al mondo linux, sono proprio gli sviluppatori. Questo problema talvolta è congenito. Spesso la così detta filosofia della fsf ha portato a boicottare tutti gli sviluppatori che hanno sviluppato software per linux e che non hanno abbracciato la filosofia Open Source. Per quale motivo uno sviluppatore non dovrebbe scegliere un modello di business tradizionale come quello della vendita di licenze di software proprietario?

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Gimp, l'unica vera alternativa a Photoshop per Linux

E’ un problema vecchio quanto linux: la piattaforma volendo essere aperta, in realtà spesso è chiusa in ideologie che ne decretano l’insuccesso in ambiente desktop e workstation. Cosa sarebbe Linux, ad esempio, se Adobe sviluppasse la sua creative suite per questo sistema operativo? Infatti, se Openoffice.org può degnamente sostituire Microsoft Office (e comunque mica tanto…), la stessa cosa non si può dire per i succedanei della suite adobe.

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Gnome o Kde, questo è il problema?

La disponibilità di questo set di programmi, renderebbe Linux il miglior sistema operativo in assoluto soprattutto per il suo rapporto prezzo-prestazioni!
In conclusione, è inutile che si continui a litigare per faccende stupide tipo gnome o kde, oppure sulle gui dei diversi file manager, oppure ancora se i driver delle schede video debbano essere open o no… il problema è uno ed uno solo, tornando a Ballmer: developers, developers, developers, developers.

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