iPost Too!

Home About Contatti

Riflessioni sul matrimonio…a 7 (sette!) anni dal mio

Oggi sono sette anni da quando ho pronunciato il sì alla mia sposa. Voglio ricordare quel momento: non riuscivo a parlare, dovevo pronunciare la formula e le parole proprio non ne volevano sapere di uscire. Un nodo in gola che non mi era mai capitato di provare. L’esperienza di non riuscire a parlare era qualcosa a me completamente sconosciuta e mai più provata. Ma è proprio così che è stato. Le parole non riuscivano ad uscire, i muscoli della gola erano completamente irrigiditi. Il mio testimone, seduto poco dietro di me sulla destra, appena Daniela è apparsa nella navata mi aveva sussurrato: “fai quel che vuoi, ma non svenire per favore!”. Pensavo scherzasse, emozionato sì, ma addirittura svenire, non credevo potesse essere possibile svenire. Non sono svenuto, ma neanche ci sono andato lontano!

Cosa mi impediva di parlare? L’emozione? No, era la consapevolezza di star facendo qualcosa di grande, qualcosa di più grande di me. Il settimo anno è detto da molti “l’anno della crisi”, c’è sicuramente un motivo, ma forse quel nodo in gola c’entra qualcosa!

È l’amore a tenere unito un matrimonio. Almeno, penso che tutti risponderebbero frettolosamente e incoscientemente così. Ma l’amore tra due sposi non esiste se non è incarnato, vivo, e concreto. È il progetto che c’è dietro questa unione che incarna e rende vero ciò che tutti chiamiamo Amore. Senza Incarnazione non c’è amore possibile nel genere umano.

Ma torniamo a quel nodo in gola, inaspettato e fastidioso. Nasce dalla consapevolezza di voler incarnare un progetto di vita tanto grande da far tendere la gola, tremare le gambe, cedere lo stomaco. Con la mia sposa abbiamo scelto un progetto grande, difficile, impegnativo, un progetto più grande di noi ed è per questo che stavamo mettendo le nostre vite nelle mani di Dio. E Dio si è impegnato con noi, e lo ha fatto veramente, ci ha presi sul serio. E questo lo sentivamo e lo sentiamo ancora, chiaramente, anche quando siamo noi a scoraggiarci.

A sette anni da allora, quel progetto è ancora in piedi, è ancora in attuazione, tutt’altro che ultimato, a tratti a rilento forse, ma ancora operativo!  Il settimo anno “l’anno della crisi” probabilmente è detto così perché è il momento di fare un qualche bilancio, di tirare le somme di questo primo, sufficientemente lungo, periodo insieme. Ma la verità è che non esistono bilanci, né la “crisi del settimo anno”: nel matrimonio tutti i giorni sono una “crisi”. Non nel senso che comunemente si intende, ma nel senso che ogni giorno è decisivo, ogni giorno è un tassello di quel progetto originario, quel progetto così grande da impedirmi di parlare. Una crisi diventa rottura solo quando il progetto non c’è e non c’è mai stato.

Dopo sette anni, posso dire che sì, il matrimonio è veramente un grande mistero, ma non perché sia difficile per due persone andare d’accordo, ma perché sono due persone che scelgono di costruire qualcosa di grande, qualcosa di talmente grande da aver bisogno che Dio ci metta del suo, che Dio approvi il progetto e ci investa per cento, mille volte rispetto a quanto possiamo investire noi. Il matrimonio è guardare e vivere insieme la propria vita con gli occhi di Dio, nella fecondità che solo Lui può donare.

A mia moglie, oggi, come allora e per sempre, grazie di tutto questo! Buon anniversario!

Iscriviti

Segui «iPost Too!»

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti ad iPostToo e non perdere neanche un post!

Unisciti a 3 altri iscritti