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Il Giubileo della Misericoridia: al di là dell’ovvio

Siamo quasi a metà di quest’anno giubilare indetto dal Papa. Si parla tanto di misericordia, se ne parla tantissimo, cosìgiubileo-2015-logo tanto che onestamente, in un primo momento, mi chiedevo: “Dove sta la novità”? Che Dio fosse misericordioso non è certo una novità, e che gli uomini lo fossero un po’, anzi infinitamente meno anche! E allora perché tutta questo accento sulla misericordia? Non c’è forse il rischio di cadere nel moralismo, o quantomeno nell’ovvio?

Sentendo parlare di misericordia la mia reazione è stata generalmente caratterizzata dalla noia… da un pensiero ricorrente: “sì ok ho capito… Dio con me è misericordioso, quindi devo lasciarmi perdonare con mitezza e gratitudine…”, seguito poi da un secondo pensiero “sì ok, ora che ho capito di essere stato perdonato devo perdonare a mia volta!”

Ora mi chiedo: ma c’è qualcosa di più scontato di questo? Possibile che tutto si riduca al solito “rimetti a noi i nostri debiti COME noi li rimettiamo ai nostri debitori?” Possibile che tutto l’anno della misericordia ruoti attorno a due idee di fondo – scusate la brutalità – quali «confessati» e dunque «perdona chi ti ha fatto del male»?

Possibile che il Papa abbia messo in moto tutta la macchina del Giubileo con tutto quello che comporta solo per sentirci ripetere quello che da sempre ci diciamo? Onestamente mi sembrava impossibile, ma non me ne sono interessato particolarmente, anzi ho quasi ignorato la “sfida” del giubileo bollandolo frettolosamente e superficialmente come il giubileo dell’ovvio, al massimo come l’ennesimo invito alla conversione…

Chi mi conosce sa bene che il mio impegno per l’annuncio del Vangelo e dell’amore di Dio per ogni uomo è la colonna portante di tutta la mia vita. Ancora una volta è nel servizio che il Signore si rivela e guida tutta la mia esistenza.

Così, quando la Scuola Teologica di Base mi ha affidato un corso di approfondimento proprio sulla “Misericordia” sono stato costretto a fermarmi,  riflettere, studiare e dunque a pregare proprio sul tema della misericordia. Ho ripreso il mano la “Misericordiae Vultus” (che per chi non lo sapesse è il documento che apre e introduce proprio il Giubileo) cercando di intuirne il pensiero di fondo.

Nel documento tutto ruota attorno ad un’idea di base: riscoprire la misericordia di Dio, nel senso che la misericordia è «l’atto proprio di Dio». Questo vuol dire che Dio non è misericordioso perché «usa misericordia» nei nostri confronti, ma dobbiamo ragionare al contrario, Dio in quanto misericordioso, ci usa misericordia! Scusate, cerco di spiegarmi meglio!

Dio è misericordia in sé stesso, non lo diventa in funzione della misericordia di cui noi abbiamo bisogno. Per dirla in maniera un po’ più tecnica, la misericordia non è una determinazione nuova di Dio scaturita dal nostro essere peccatori (E’ una relazione che i filosofi chiamano ideale ma non reale).

E allora a cosa ci invita l’anno della misericordia? Ci invita a conoscere Dio e ad instaurare una relazione d’amore, d’affetto, di prossimità con Lui che sappia andare oltre il nostro peccato, oltre il nostro bisogno di redenzione, che comunque è reale.

Dobbiamo disgiungere il concetto di Misericordia dal concetto di Perdono.

Misericordia e Perdono non sono la stessa cosa. Dio non diventa misericordioso dopo il peccato originale, Dio è misericordioso già prima del peccato dei progenitori. E la misericordia non è neanche identificabile con “l’essere pronti a perdonare in caso di necessità”!

Dunque come dobbiamo intendere la misericordia senza pensare immediatamente al nostro peccato? 

L’essere misericordiosi significa essere capaci di rendere “misero” il proprio cuore, cioè la volontà di entrare in relazione, di “scendere allo stesso livello” di non ergersi al di sopra anche qualora se ne abbia la possibilità e perché no, il diritto, o nel caso proprio di Dio essendo realmente al di sopra!

Dio è misericordioso con noi perché si fa nostro prossimo, ci sta accanto sempre e comunque. A Dio “piace” intrattenersi con noi parlandoci “come ad amici” (Cf. DV 2). E questo indipendentemente dal nostro peccato! E’ questa la misericordia! Ed anche dopo la nostra caduta ci ha risollevato alla speranza della salvezza avendo assidua cura di noi (Cf. DV 3).

L’anno della misericordia ci invita allora a prendere consapevolezza dell’assoluta vicinanza di Dio del suo esserci prossimo e riscoprire il suo abbraccio perenne, eterno che si intensifica e si fa ancora più forte proprio quando ci troviamo nel peccato, nella disperazione. Il peccato non fa “ritrarre” Dio, non ce lo rende più lontano, anzi! Il peccato offre a Dio l’opportunità di una misericordia ulteriore. Spinge Dio a trovare soluzioni di salvezza per ognuno di noi (Cf. Misericordiae Vultus 6).

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Come si manifesta allora questa misericordia per noi prima ancora del perdono?

Dio si manifesta misericordioso nel farci “suoi interlocutori”. Dio ci parla, ci parla di sé stesso, dei suoi progetti, del suo amore, delle sue sofferenze, dei suoi rammarichi, delle sue ferite e invita noi a fare altrettanto. Ci invita ad accogliere il suo narrarsi e a parlargli di conseguenza. Ma a parlargli di cosa? Semplice, di noi! Dei nostri sogni, dei nostri progetti, delle nostre ferite e delle nostre sofferenze come lui fa con noi. Dio è misericordioso con Noi e ci invita ad essere altrettanto misericordiosi con Lui.

Lo so che può sembrare assurdo, ma pensiamo a questi due passi della scrittura:

Il Salmo 80:

9 Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire;
Israele, se tu mi ascoltassi!
10 Non ci sia in mezzo a te un altro dio
e non prostrarti a un dio straniero.
11 Sono io il Signore tuo Dio,
che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto;
apri la tua bocca, la voglio riempire.
12 Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha obbedito.
13 L’ho abbandonato alla durezza del suo cuore,
che seguisse il proprio consiglio.
14 Se il mio popolo mi ascoltasse,
se Israele camminasse per le mie vie!

E Isaia 1:

16 Lavatevi, purificatevi,
togliete il male delle vostre azioni
dalla mia vista.
Cessate di fare il male,
17 imparate a fare il bene,
ricercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova».
18 «Su, venite e discutiamo»
dice il Signore.
«Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
diventeranno bianchi come neve.
Se fossero rossi come porpora,
diventeranno come lana.
19 Se sarete docili e ascolterete,
mangerete i frutti della terra.

Provate a pregare questi due brani, pensate a quanto è bello l’invito “Su, venite e discutiamo”! La misericordia di Dio si manifesta proprio nel suo voler “discutere” con noi, nel suo voler star con noi. E questa volontà è talmente grande che non può non includere il perdono, che non può non superare ogni cosa!

 

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