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Pasqua 2011 – Cosa conta davvero?

Ancora una volta è Pasqua. Questo periodo liturgico che ci immerge nel paradosso terribile della morte dell’amato del Padre, della creatura che si ribella in maniera assoluta a chi gli ha donato la vita, ma che subito, al terzo giorno, ci porta al fine, alla Resurrezione.

Nel periodo quaresimale che culmina attraverso la settimana santa, alla grande veglia pasquale, madre di tutte le celebrazioni, la dinamica morte-vita si sente molto forte. Vedendo il Signore, il giusto che muore, non si può non pensare alla nostra morte, al momento che pone fine alla nostra vita terrena. Affiora dunque insistente quella santa nostalgia di Dio, quel desiderio di resurrezione, la voglia di una vita piena, completa, realizzata. E’ strano come questo desiderio si senta più forte proprio quando ci si trova a rapportarsi con il non-senso della morte, con quell’evento drammatico che pone fine ad ogni aspirazione, ad ogni sogno, ad ogni possibilità.

Il giorno prima siamo assaliti da un delirio di onnipotenza, pensiamo di poter bastare a noi stessi, di reggere il mondo con un dito, ed il giorno dopo potremmo non poter neanche reggerci sulle nostre stesse gambe.

Nel Mistero Pasquale questa drammaticità, quest’angoscia è presente, non è per nulla superata, nascosta o alleviata.

E’ l’angoscia di un figlio che urla sulla croce consegnato dal Padre. E’ l’angoscia di un Padre che vede il suo Figlio, il suo unico figlio, l’amato, straziato dal dolore e dalla malvagità gratuita. E’ l’abominio di un amore che soffre nel donarsi completamente e gratuitamente. E’ l’agonia impotente di una madre ai piedi della croce. E’ tutto finito? No, Tutto è compiuto.

Il Mistero Pasquale non si chiude con questa scena agghiacciante, anzi, il Mistero Pasquale non si chiude proprio, si apre.Tutte le volte che c’è di mezzo un dono, c’è sempre qualcuno che dà e qualcuno che riceve.  Cristo dà la vita, perché gli uomini possano riceverla e averla in abbondanza.

Questo è Pasqua: il fondamento di tutta la nostra vita. Una vita che va donata affinché altri possano riceverla, un pane che va spezzato affinché altri possano mangiarne, un impegno che va offerto affinché questo mondo trovi redenzione, una dignità che va riconosciuta a tutti perché fratelli, una sincerità che va praticata perché nella verità e nell’autenticità realizziamo noi stessi.

Una croce che va portata, con fede, giorno per giorno, perché così possiamo partecipare alla Risurrezione di Cristo, che donandosi per noi, ci porta al Padre.

 

2 Commenti

  • francesca ha detto:

    mi è piaciuto ieri padre enzo che parlava del mistero della sofferenza, come qualcosa da accettare, da affrontare.
    ci medito su.

  • daniela ha detto:

    A me ha colpito il discorso del giardino…questa immagine mi ha aiutato a comprendere meglio.

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