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Crisi dei valori o crisi comunicativa

Si parla spesso di crisi di valori, della mancanza di punti di riferimento, di aspirazioni alte, di sogni. Le nuove generazioni, figlie della società dei consumi, corrono fortemente il rischio di cadere in quella che è un’esistenza dettata dal mercato, guidata dalla pubblicità e continuamente assetata di notorietà, successo e ricchezza.

Un’esistenza così congegnata non può esistere, non può esistere perché non ha fondamenta! Non c’è nessuno oggi che non si proponga da modello anche se la sua esistenza sta andando a rotoli e ne ha anche la consapevolezza. Tutti hanno sete di fama e gloria, tutti hanno voglia di insegnare e pochi di apprendere, tutti insegnano senza aver niente da insegnare, anzi insegnano il niente che sfocia in un nichilismo dei consumi, nell’apparire senza sostanza, nel consumo come ragione di vita: Guadagno per spendere, consumo quindi devo guadagnare.

Chi ha il coraggio di dire qualcosa che vada controcorrente, immediatamente viene zittito, perché nessuno è perfetto e perciò si inizia a scavare alla ricerca di uno scheletro nell’armadio per zittire chi ha avuto l’ardire di dire qualcosa che andava detto, ma che forse neanche lui ha la forza di mettere in pratica, ma almeno l’ha detta!

Predica bene e razzola male… ma almeno predica bene!

Sicuramente il problema non sta nei valori che sono ormai superati, nella mentalità cambiata, nella società diversa. Ci sono valori che sono costitutivi dell’uomo, insiti nella sua natura, che non sono mai cambiati né mai cambieranno: la famiglia, l’amicizia, la necessità di affetti sani, il sacrificio, la ricerca di senso, la religiosità…

Chi si ferma un attimo a pensare non può non riconoscere l’importanza di questi valori, non può non riconoscerlo perché di solito chi si ferma a pensare è perché si rende conto della propria frustrazione, dell’insoddisfazione dilagante che isola, della sete di infinito che nessun cellulare nuovo riesce a colmare.

Ma allora se questi valori sono così importanti e soprattutto così evidenti, perché stanno sparendo dalle coscienze? A mio avviso tra i tanti motivi due sono principali. Il primo è sicuramente che una società così accelerata, interconnessa come la nostra non dà il tempo per riflettere: quando ci si rende conto della propria miseria, della propria frustrazione ormai è troppo tardi. Il secondo, forse più importante del primo, se non altro perché vi si può lavorare, è un’emergenza educativa. I valori infatti vanno fondamentalmente insegnati, non perché non siano evidenti, ma perché solo così si può far in modo che “non sia troppo tardi”, si può fare in modo che una prima caduta non sia anche quella definitiva -può basta una pastiglia di ecstasy, così per divertirsi un po’, per morire a 23 anni -.

Emergenza Educativa o crisi comunicativa?

Emergenza educativa

Emergenza educativa non significa che non c’è nessuno disposto ad insegnare, come già detto, tutti vogliono insegnare! Emergenza educativa significa che, qualora si abbia la voglia di insegnare dei valori sani, autentici, mancano gli strumenti comunicativi, linguaggi comprensibili per poter insegnare questi valori.

Emergenza educativa per l’uomo del nuovo millennio è quindi innanzitutto emergenza comunicativa. E’ un problema di linguaggio, manca il mezzo con il quale parlare alle coscienze, al cuore delle nuove generazioni, così che un’orientamento valoriale derivi da una consapevolezza, più che da una costrizione morale o psicologica. Si agisce bene perché si pensa bene! Non è questione di convincere, ma è questione di mostrare, di stupire. Sì, stupire, perché il bello, stupisce, ed una vita vissuta in pienezza è bella, desta la meraviglia, quella meraviglia che ti porta a far bene, a far altrettanto.

Alla fine di questo mio discorsone, la cui complessità forse lo rende già di per sé contraddittorio, voglio mostrarvi un canale su Youtube che va per la maggiore. Si tratta di un ragazzo che si diletta a fare video amatoriali: ha milioni di iscritti e milioni di commentatori. Alcuni di questi video, sicuramente di natura goliardica, possono essere considerati certamente educativi.

Siamo di fronte ad un tizio che fa lo scemo su youtube, oppure siamo di fronte a qualcuno che, probabilmente in maniera inconscia, ha trovato un mezzo comunicativo, un linguaggio, di sicuro e conclamato effetto che trasmette un messaggio “positivo” senza essere definito né bigotto, né retrò?

Ecco qualche esempio:

  1. Ormai str***o è uguale a figo…
  2. iEmo

Forse bisognerebbe iniziare a concentrarsi sul linguaggio, sui mezzi comunicativi seguendo un approccio quanto più possibile sincero e naturale. E’ necessaria una sinergia tra linguaggio e contenuto, tra oggetto e mezzo. E’ necessario anche evitare ogni tipo di improvvisazione, anzi è necessaria una sinergia tra chi formula riflessioni, conduce ragionamenti, indaga e ricerca e chi invece è in grado di comunicare, trasmettere, condividere, condurre.

In un mondo come il nostro, che gira alla velocità di parecchi Gigahertz, su fibbra ottica o via satellite, una comunicazione che non sia abbastanza veloce, abbastanza duttile, abbastanza malleabile, rischia di non essere neanche percepita.

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