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29.7.2010 Portomarin

La camminata di oggi è stata favolosa! Da Sarria in poi il paesaggio cambia e diventa più “civilizzato”! Dopo la fatica e l’ansia di ieri, il percorso di oggi procede molto bene, sarà forse per i numerosi boschi di conifere che ricordano la Sicilia, sarà sicuramente perché ormai ci siamo davvero affiatati con i nostri amici, fratelli, spagnoli. Compagni di viaggio e di fede eccellenti, ci hanno assimilato completamente a loro e non fanno altro che dire che siamo un  gruppo di 18! Si è creata una vera e propria comunione spirituale che va ben al di là della condivisione dell’organizzazione o degli albergue. Si comincia a condividere pezzi di vita in una intimità alla quale difficilmente la città ci ha abituato e con una fiducia reciproca che dopo soli 3 giorni sarebbe inaudita in condizioni diverse. Sono felice, oggi sì e pienamente, malgrado all’arrivo a Portomarin il mio piede sinistro fosse davvero in condizioni pietose: mi si è staccata praticamente tutta la pelle del mignolo che ormai è a “carne viva”. Il dolore è veramente tanto, non so come farò a camminare, si vedrà direttamente domani mattina!

Portomarin

Portomarin è su un fiume e l’albergue ha una vista mozzafiato. Mi comincio a chiedere cosa faremo quando arriveremo a Santiago, se non rimarremo delusi dopo tante belle emozioni. I giorni iniziano a scivolare via veloci! Inizio a pensare alle persone che probabilmente non rivedrò mai più, a quei “compagni di viaggio” che non fanno parte del nostro gruppo, ma che si incontrano puntualmente ad ogni tappa. Tra di questi c’è una ragazza siriaca, Marina, con la quale abbiamo parlato delle sofferenze dell’essere cristiani in un paese islamico ed una coppia di francesi, della Normandia, che stavano facendo il cammino insieme ad un loro amico sacerdote i quali si sono stupiti molto quando hanno saputo che noi, due italiani, ci siamo integrati così tanto in un gruppo di spagnoli conosciuti grazie al cammino. In effetti a me non smette mai di sorprendere e di emozionare: è un’esperienza di amore gratuito come difficilmente se ne riescono a fare!

E’ interessante come la lingua del cammino non sia né l’italiano, né il francese, né addirittura lo spagnolo, ma la lingua della solidarietà e dell’accoglienza. La volontà infatti, di capirsi e di venirsi incontro supera ogni frontiera e costituisce di fatto un linguaggio comune, una sorta di “esperanto” che va al di là delle parole, al di là delle regole grammaticali e dei termini. Chi cammina con il giusto spirito non incontrerà mai problemi né a farsi capire né tanto meno a capire gli altri. Per chi è un pellegrino vero, un pellegrino cristiano, il cammino è un’esperienza di Chiesa incredibile. A tal proposito, Daniela mi considera un fenomeno, dice che sono diventato stranamente poliglotta e soprattutto socievole! Ancora una volta, Esto es el camino!!

Domani si va a Palas de Rei

Il mio povero piede!

P.S. C’è un signore nel nostro gruppo, si chiama Paco, che mi ha medicato il dito con una apprensione ed una cura che mi hanno commosso in maniera incredibile. Più che il dito credo che abbia curato la disillusione che spesso nasce nel mio cuore. Il bello è che quando gli ho detto che era mitico lui ha risposto in un italiano un po’ abbozzato: “No mito, ma padre de familia”.

‘Notte!

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