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28.7.2010 Sarria

La camminata di oggi è stata assurda! Insieme ai nostri nuovi amici abbiamo seguito la più lunga delle due possibili vie per raggiungere Sarria da Tricastela, vale a dire la deviazione di Samos. E’ una strada nuova, che prevede un aumento di almeno 5 km, ma soprattutto prevede 15 chilometri di bosco incontaminato, di sentiero immerso nella natura, senza incontrare alcun punto di ristoro. L’altra via, quella tradizionale, che si raggiunge seguendo le indicazioni per San Xil, ci fanno sapere due pellegrini torinesi incontrati qualche giorno dopo a Santiago, è molto più caotica e costeggia quasi interamente la statale, continuamente attraversata da Tir. Il percorso per Samos è stato segnato proprio per consentire una tappa più naturalistica e soprattutto più tranquilla e meno pericolosa.

Statua del pellegrino lungo la strada per Sarria

A mio avviso, avrei preferito fare la tappa più breve! Oggi, infatti, Daniela ha avuto un mancamento, a causa del caldo e della fatica, e di fatto è stato proprio grazie all’aiuto di questi nostri fratelli spagnoli che siamo riusciti a raggiungere sani e salvi l’albergue di Sarria. Mi sono sentito un po’ come Pietro, quando seguendo il Signore sulle acque stava per affondare (Mt 14,22-33).

La tappa è stata proprio lunga ed estenuante, anche perché quando siamo partiti non sapevamo neanche quello che ci aspettava! Oggi però, grazie anche alla stanchezza, ho pensato molto al motivo per cui ci si mette in cammino, al motivo perché così tante persone decidono di camminare, oltre che sul senso del mio stesso di tutta questa strada. Grazie a questi miei interrogativi, ho focalizzato qualcosa di importante oltre che, forse, ho trovato risposta alla mia domanda sul cammino, quella domanda amletica che mi ponevo seduto all’aeroporto di Madrid. Un incontro è stato determinante: una signora bolognese, maestra elementare sposata con un siciliano, che stava facendo il cammino per intero (oltre 850km) con il marito ed una coppia di amici, mi parlava del suo cammino ed io le condividevo il mio. Si è arrivati ben presto a parlare di progetti di vita, di sogni, di aspirazioni, di fede. Lei mi diceva come nel cammino ha trovato una pace enorme, e come talvolta desiderasse di essere completamente sola, con sé stessa e con la natura intorno a lei.

Da questa conversazione, veramente sorprendente, mi si è finalmente delineato con chiarezza il senso del mio cammino, e inizio ad intuire il senso in generale del cammino di Santiago. Tutto nasce dal fatto che, sia che lo si faccia con fede, sia che non lo si affronti come un pellegrinaggio cristiano, è sicuramente un momento di stacco dalla routine di tutti i giorni, un  momento di stacco dove le persone cercano sè stessi, cercano cioè di riappropriarsi di sè facendo spazio innanzitutto dentro il caos della propria mente e dei propri pensieri. Non è desiderio di evasione, ma anzi desiderio di tornare in sè, non è una fuga, ma un ritorno. Il cammino con i suoi silenzi e con i suoi rumori, con la sua natura che potrebbe anche ucciderti in ogni momento, ma non lo fa, crea nel cuore del pellegrino uno spazio vuoto, uno spazio nel quale ognuno è finalmente libero a sua volta di riempirlo come crede, di riempirlo innanzitutto con i suoi sogni, con i suoi desideri, con le sue stesse emozioni per le piccole cose. E’ uno spazio vuoto dove finalmente si può ricominciare a sperare, si può ricominciare a guardare il cielo con fiducia e serenità, malgrado la stanchezza, i problemi che si sono lasciati a casa e che sicuramente saranno ancora lì al rientro, sempre gli stessi, solo che il pellegrino, quello vero, non sarà più lo stesso di quando è partito. Ho capito che non si torna mai come prima.

Per quel che mi riguarda ho realizzato che la mia situazione nel cammino era invertita. Sono sempre stata una persona meditativa, che si prende i suoi spazi, che riflette molto e lotta ogni giorno per non disperdersi nella routine quotidiana. All’inizio del cammino, invero, io di spazio nel mio cuore ne avevo molto, moltissimo, solo che mi sono reso conto di quanto fosse inutilizzato!! Parlando con la signora bolognese ho capito come il cammino ha fatto “il miracolo” anche a me, riempiendomi proprio quello spazio vuoto che avevo già dentro di me. L’incontro con il gruppo dei salesiani innanzitutto, ma anche ogni altro incontro, ha riempito a tal punto il mio cuore da rinfrancarmi lo spirito e donarmi nuovo entusiasmo e nuova voglia di fare. “Esto es el camino” si diceva ieri ed è proprio vero. Il cammino è un momento di grazia, un dono di Dio. Nel cammino ti ritrovi a parlare di cose molto intime con persone sconosciute, che magari non conoscono la tua lingua, e che fanno a loro volta altrettanto! Ti parlano di vuoti, figli, amici, paure, debolezze, tristezze, malattie, fede. Il cammino (Dio) mi ha dato esattamente ciò di cui avevo bisogno sia per il cammino in sé, che per la mia vita spirituale, e gliene sono grato…

Nota, un  po’ goliardica… in questo via vai di gente, figurati se potevo resistere alla tentazione di parlare di Teologia! Per il futuro è bene ricordarsi che non è una buona idea parlare di argomenti teologici scottanti in una lingua che non conosci!!!!!!

Domani si va a Portomarin!

‘Notte!

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